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Itinerario

Itinerario nei dintorni

Nei dintorni di Palermo si snoda un affascinante itinerario che unisce storia, natura e tradizioni. Si parte da Marineo, antico borgo dominato dalla maestosa Rocca e immerso tra colline e vallate, dove arte, cultura e natura si fondono in un ambiente autentico e accogliente. Da qui si prosegue verso San Giuseppe Jato, con il suo sito archeologico di Iaitas e i panorami sulla valle, per poi raggiungere Piana degli Albanesi, cuore della comunità arbëreshë in Sicilia, famosa per la sua cultura, i costumi tradizionali e il celebre cannolo. Immergendosi nel verde del Bosco della Ficuzza, una delle aree naturali più vaste e suggestive della regione, si incontrano sentieri, fauna selvatica e la Real Casina di Caccia borbonica. Infine, a Corleone, il viaggio si trasforma in un percorso di memoria e legalità, tra musei, chiese storiche e paesaggi agricoli di grande fascino.

Marineo

Il territorio di Marineo si estende per circa 33 km² e confina con i comuni di Misilmeri, Godrano, Santa Cristina Gela, Cefalà Diana e Monreale. Il paesaggio è quello tipico dell’entroterra palermitano, caratterizzato da dolci colline che in alcuni punti si fanno più ripide, fino a sfiorare i limiti della praticabilità.
L’abitato sorge in una zona pianeggiante racchiusa tra tre speroni rocciosi, dominati dalla maestosa Rocca di Marineo, una formazione calcarea che si innalza per circa 100 metri sopra il centro abitato. Intorno al paese il territorio presenta un andamento irregolare ma armonioso, compreso tra basse e medie colline. Le altitudini più elevate si trovano lungo la catena collinare formata da Pizzo Parrino, la Montagnola, la Rocca e la Serra, mentre le aree più basse si estendono lungo il corso del fiume Eleuterio.
Il fiume, lungo 32 chilometri, nasce nel Bosco della Ficuzza e sfocia nel Mar Tirreno tra Bagheria e Ficarazzi, in contrada Piano di Mare. Nel suo tratto iniziale alimenta il bacino artificiale della Scanzano e, fino agli anni Cinquanta, le sue acque azionavano i celebri Sette Mulini dell’Eleuterio. I corsi d’acqua della zona hanno tutti carattere torrentizio e si distribuiscono in due bacini principali: a nord, con i torrenti Acqua di Masi, Vallone Luisa, Cugno di Mezzo e Sant’Antonio; e a sud-est, con i valloni Gruppàra e Cefalà.
Il clima è mite e mediterraneo, con una temperatura media annua di circa 14,5 °C. Le estati sono calde, con punte che raggiungono i 41 °C, mentre gli inverni sono generalmente temperati, con valori raramente inferiori allo zero e minime assolute di -10,5 °C. Le piogge si concentrano tra ottobre e aprile, per una media annuale di circa 700 mm distribuiti su 84 giorni piovosi.

San Giuseppe Jato

San Giuseppe Jato si trova a circa mezz’ora di strada da Palermo, lungo la SS624. Il borgo nacque nella seconda metà del XVIII secolo ai piedi del Monte Iato, sulla cui sommità riposano i resti di uno dei più importanti centri urbani dell’antica Sicilia.
Originariamente fondato con il nome di San Giuseppe dei Mortilli, il paese assunse alla fine del XIX secolo l’attuale denominazione in onore di Iaitas, la città greca edificata nel VI secolo a.C. su un precedente insediamento elimo o sicano.
Oggi è possibile rivivere la storia di questa antica città visitando l’Area archeologica del Monte Iato, raggiungibile in pochi minuti sia da San Giuseppe Jato sia dal vicino paese di San Cipirello. Dall’alto dei suoi circa 800 metri, Iaitas dominava la valle sottostante e presentava tutte le caratteristiche tipiche delle città greche: l’agorà, cuore della vita pubblica, e un ampio teatro affacciato su un panorama mozzafiato.
Nel Medioevo l’insediamento, ormai conosciuto come Giato, rimase a lungo sotto il controllo musulmano, fino a quando le truppe di Federico II di Svevia lo conquistarono nel 1246, ponendo fine alla sua storia dopo un lungo assedio.
Passeggiare tra le rovine dell’area archeologica è un’esperienza suggestiva: natura e storia si fondono in un equilibrio quasi magico, e ogni scorcio sembra un dipinto. La visita può concludersi al Museo Antiquarium Case D’Alia, dove sono esposti i reperti rinvenuti durante gli scavi, tra cui splendide statue che un tempo decoravano il teatro.

Piana degli Albanesi

Come suggerisce il nome, Piana degli Albanesi affonda le sue origini fuori dalla Sicilia. La sua storia comincia nel XV secolo, quando l’avanzata dell’Impero Ottomano spinse molti albanesi a rifugiarsi in Italia. Tra le comunità arbëreshe nate in quel periodo, una delle più importanti è proprio questa, situata su un verde altopiano tra Monte Pizzuta e l’omonimo lago artificiale.
Da San Giuseppe Jato, si raggiunge Piana degli Albanesi percorrendo la SS624 in direzione Palermo e poi la SP34. Lungo il tragitto si incontra Portella della Ginestra, luogo di un tragico eccidio nel dopoguerra, oggi memoriale immerso in un paesaggio di grande suggestione.
Giunti a Piana, si può visitare la splendida chiesa di San Giorgio Megalomartire, risalente alla fine del XV secolo, che custodisce preziose opere d’arte bizantina. La comunità locale mantiene vive le proprie tradizioni e, durante la Settimana Santa, le processioni in abiti tradizionali offrono uno spettacolo unico di fede e cultura.
Nel centro storico si trovano botteghe artigiane dove acquistare icone bizantine, gioielli tradizionali e prodotti tipici come olio, formaggi e la celebre ricotta, ingrediente principale dei rinomati cannoli di Piana degli Albanesi, considerati tra i migliori della Sicilia.

Bosco della Ficuzza

La Riserva Naturale Orientata Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere e Gorgo del Drago si estende tra Piana degli Albanesi e Corleone, coprendo oltre 7.000 ettari in cinque comuni. Conosciuta semplicemente come Bosco della Ficuzza, è uno dei polmoni verdi più importanti della Sicilia.
Da Piana degli Albanesi si raggiunge seguendo la SP5 verso Corleone, poi la SS118 fino al caratteristico obelisco in pietra che indica l’ingresso al borgo di Ficuzza, porta della Riserva. Qui sorge la Real Casina di Caccia, elegante residenza estiva del re Ferdinando di Borbone, costruita agli inizi dell’Ottocento e oggi sede del centro visite del parco.
Il bosco offre un paesaggio ricchissimo: fitte aree alberate, zone umide, praterie e pareti rocciose dominate dalla Rocca Busambra, che raggiunge i 1600 metri e ospita rari rapaci. Tra i sentieri si possono incontrare daini, volpi, aquile e falchi, rendendo la riserva un paradiso per escursionisti e fotografi naturalisti.
Sulla via per Corleone vale la pena deviare verso Cefalà Diana, dove si trovano le suggestive Terme Arabe, risalenti al X-XI secolo. Il complesso, perfettamente conservato, testimonia le diverse trasformazioni subite nel corso dei secoli e regala un affascinante viaggio nel tempo.

Corleone

Che arriviate dal Bosco della Ficuzza o dalle Terme Arabe di Cefalà Diana, proseguendo sulla SS118 tra dolci colline coltivate raggiungerete Corleone, ultima tappa dell’itinerario. Il paese sorge in una conca circondata da altipiani calcarei e vanta origini antiche: sin dal Medioevo ha avuto un ruolo centrale nella storia siciliana.
Il centro storico conserva tracce di ogni epoca. L’ingresso ideale è da piazza Falcone e Borsellino, accanto alla Villa Comunale. Da qui, una passeggiata lungo via Bentivegna conduce a Palazzo Bentivegna, che nel 1862 ospitò Giuseppe Garibaldi. La famiglia Bentivegna fu protagonista dei moti risorgimentali, e il palazzo oggi ricorda quel fervido periodo con una lapide commemorativa.
Poco distante, in piazza Garibaldi, si trova la Chiesa Madre di San Martino, edificata tra XVI e XVII secolo su un precedente edificio medievale. I suoi interni, ricchi di affreschi e decorazioni dorate, custodiscono il Tesoro di San Martino, una collezione di preziosa arte sacra. Proseguendo lungo via Roma, si incontrano la chiesa di San Domenico e, più avanti, San Rosalia, fino ad arrivare al vicolo Rocche. Da qui si apre un magnifico panorama sul canyon di Corleone e sull’ex Monastero del SS. Salvatore. Seguendo il sentiero segnalato, si raggiunge la suggestiva Cascata delle Due Rocche, immersa nel verde a pochi passi dal centro.
Corleone è anche terra di sapori autentici: vini, olio d’oliva, conserve e dolci tipici a base di ricotta, mandorle e frutta candita, emblema della colorata tradizione pasticcera siciliana.